alza la corolla verso il sole

mercoledì, ottobre 01, 2008

Chi vive di rimpianti è un imbecille

Quando si lascia un posto si finisce sempre per capire in maniera ancora più profonda che cosa amavamo e che cosa odiavamo di quel posto. O almeno questo è quello che penso io. Non mi sto cacciando nel solito discorso pallosissimo del tipo "Eh, ti accorgi di quanto ti piace una cosa nel momento stesso in cui la perdi", perchè io sto discorso lo odio. Non sopporto la gente che se ne esce con frasi tipo "Ho capito quanto la amavo solo quando l'ho lasciata e mi sono reso conto che senza di lei non potevo vivere". Bella cazzata essere capaci di apprezzare quello che si ha solo quando non lo si ha più. Allora ci meritiamo di perderlo per sempre e vivere nel rimpianto. Ma non è di rimpianto che voglio parlare, bensì di visioni più distaccate, chiare e razionali. Nel mio caso ovviamente mi riferisco a Düsseldorf.

Sono entusiasta di starmene a Madrid e di certo non penso all'eventualità di tornare in Germania, ma è anche giusto fare una sorta di bilancio dell'anno che ho passato lì, perchè ci sono persone e cose che non voglio dimenticare e che meritano di venire "immortalate" in questo blog almeno con un paio di parole.

1. La pole position ce l'ha il mio appartamento, casetta di 32 m2 con balcone in Koellnerstrasse 29 di cui mi sono davvero innnamorata con il passare dei mesi. Inutile aggiungere che costava pochissimo, che stava in una zona della città in cui c'era tutto quello di cui potevo avere bisogno e che distava 8 minuti dal mio ufficio. Vi dirò anche che è stata la mia prima casa colorata (chi mi conosce sa anche che ho una semiavversione per i colori) e che mi ci sono proprio trovata bene. Sarà che il tempo è talmente deprimente in Germania che avere una parete della stanza da letto gialla e una arancione mi regalava una nota d'allegria indispensabile.

2. La mia palestra occupa un secondo posto, ma meriterebbe il pari merito.

3. I miei ristoranti preferiti, primi fra tutti il giapponese Naniwa (quello delle zuppe più di quello del sushi), la pizzeria Lupo, l'Ab der FIsch (e la sua MITICA insalata con formaggio di capra e miele...) e l'hamburgeseria Spaceburger e chi più ne ha più ne metta.

4. I miei locali preferiti, vedi lo Schwan (per i suoi cocktail imbattibili soprattutto in happy hour) e la cioccolateria libidinosa vicino alla piazza del municipio.

5. I tram. Non so spiegarne il perchè, ma ho una passione malata per i tram e me ne sono accorta proprio a Düsseldorf. Sono molto meglio degli autobus: più silenziosi e discreti slittano tra il traffico come dei pattinatori sul ghiaccio. Non so, mi piacciono.

Molti si saranno chiesti come sia possibile che non abbia ancora parlato di persone. In effetti mi mancheranno tanti degli amici che mi sono fatta durante l'anno, ma non posso inserirli in una lista di "cose" che mi mancheranno di Düsseldorf, perchè nessuno di loro è di lì, il che significa che mi sarebbero mancati in ogni caso, ovunque li avessi conosciuti, in qualsiasi momento della mia vita avessi dovuto lasciarli. A loro dedico dei piccoli paragrafi di questo blog, perchè ci sono sfumature che non voglio dimenticare e purtroppo so che, se non le lascio per iscritto da qualche parte, scoloriranno lentamente come le linee scritte sulle pagine di un vecchio diario.

PAÏP (il cui ero nome è Leyre): Compagna d'avventure, di tristezze ed allegrie, collega al lavoro ed amica fuori dall'ufficio. Païp è una ragazza tanto sorridente, energetica e bionda, che il suo ragazzo Antonio definisce "peperina" e io non posso che ammettere che questo aggettivo le calza a pennello. Cammina in modo buffo, un po' saltellando o non so, è difficile da descrivere ma mi piace e mi mancherà vederla arrivare con il suo passo leggero ma deciso. Di origini basche, Leyre lavorava per il dipartimento PIPE (promozione dell'internazionalizzazione di aziende piccole e medie), da lì il soprannome che le ho appioppato: PIPE letto all'inglese diventa PAÏP. Il suo essere basca la muniva automaticamente di un carattere forte, deciso e a volte decisamente brusco: ciò nonostante devo assolutamente sottolineare che Leyre è come un ovetto kinder, quando si apre svela dentro di sè una sorpresa. Perchè è dolce e sensibile, si fa in quattro per le persone che ama... eppure si maschera dietro un'armatura di ironia e -a volte- cinismo per difendersi dal mondo esterno. Ma noi l'abbiamo scoperta e non ci lasceremo più sfuggire quel cuore soffice di bontà: forse avrei dovuto paragonarla a un cioccolatino Lindt più che a un ovetto kinder, perchè è così, ripiena di bontà.

Belenina (cioè Belén): Grandissima e memorabile compagna di ammazzate in palestra, che presto si è convertita in una compagna di caffè, pranzi domenicali e cocktails infra settimanali. È una ragazza adorabile, che vive in Germania già da alcuni anni ma in qualche momento tornerà ai suoi amati Paesi Baschi. È la mia ennesima amica basca, sarà che il carattere delle persone di questa zona della Spagna mi piace e mi ci trovo bene. Sono schietti e sinceri, onesti e disposti a tanto per aiutare i propri amici. Belén è stata davvero una grata sorpresa e mi mancherà. Le cose di cui sentirò maggiormente la mancanza sarà la sua risata fresca e sincera, la sua capacità di ascoltare e consigliare e la sua faccia imperturbabile anche quando doveva affrontare esercizi sfiancanti.

Dani (Daniel): Compagno di borsa di studio, condivideva l'ufficio con Païp e ci ha messo un bel po`per permetterci di scoprire tute le sue (mille) buone qualità. Devo ammettere che sul lavoro incute un po' di paura in principio, perchè sembra serissimo e molto molto professionale. Ma poi sorride con il suo sorriso bianchissimo da pubblicità del Colgate e anche solo guardandolo negli occhi si capisce che è tutt'altra persona. O che è entrambe le persone, ma che sa quando decidere di essere l'una e l'altra. È discreto e capace di starti accanto quando ne hai bisogno senza necessità di domande nè di spiegazioni, semplicemente con un gesto, una parola, un sorriso. Dice di sè che è "arido" ed anche se in effetti non postrei definirlo un ragazzo coccoloso, sa essere presente quando più bisogno si ha di lui. Mi mancheranno le chiacchierate e le risate, le ore passate fuori dal mio portone in piena notte a raccontarci un po' le nostre paure per il futuro, i nostri pensieri, le nostre opinioni sui temi più disparati. Dani è stato anche il mio compagno ufficiale di shisha (non ricordo come si chiama in italiano): un giorno dovrò insegnargli a giocare a tavli e allora i nostri pomeriggi/serate di relax saranno perfetti.

The gym team: Qui ci sarebbe un po' troppa gente da nominare, ma non posso evitare di parlarne almeno brevemente proprio perchè, come ho detto prima, non voglio dimenticare nessuno.  Fra le monitrici devo assolutamente citare Idola (MIchaela) e Gabinator (Gabi), due donne incredibili, non solo per i loro fisici ma anche per la bravura e la passione con sui svolgiono il loro lavoro in palestra, So che le mie parole sembrano quelle di un'invasata dell'esercizio fisico, ma vi assicuro che, quando vivi in un posto dove la maggiranza delle giornate sono grigie e piovose, hai bisogno di trovare le energie per non abbatterti facendo qualcos'altro. Grazie a Idola e Gabi ho trascorso molte ore in compagnia delle mie amiche facendo qualcosa di diverso dal mangiare e liberandomi dalla tristezza, l'angoscia, la stanchezza, lo stress o qualsiasi altro sentimento negativo. Per questo le ringrazio e mi emoziono un po' quando ricordo che entrambe ci hanno salutato con tristezza, dicendoci che non ci avrebbero dimenticate. Per quanto riguarda il personale della palestra invece, devo assolutamente dire due parole su Carmen, che tutti i giovedì e i venerdì mi faceva sorridere. Capelli corti rossi come il fuoco è mamma di una ragazza di una ventina d'anni il cui padre è un italiano e di un bimbo dolcissimo con i capelli ricciolosi a palla il cui babbo invece è ganese. Carmen è simpatica e testarda, molto schietta e divertente: aveva sempre una parola carina per me e le piaceva che ci fermassimo al bacnone a chiacchierare in un mix divertentissimo di italiano e tedesco.

(to be continued...)

postato da slinchogled 23:42 | commenti (3)

martedì, settembre 02, 2008

Final countdown

Sapete perchè posto dopo mesi e mesi nei quali sono sparita dalla circolazione? Perchè devo festeggiare due cose:

1. il 28 08 2008 ho compiuto 28 anni e mi pare una ricorrenza così bella da meritare un accenno in questo blog

2. fra 28 giorni me ne vado dalla Germania e questo non può che rendermi infinitamente felice.

Cosa dirvi (che poi non si sa a chi parlo, giacchè - giustamente - nessuno accederà a questa pagina dopo mesi e mesi passati senza che postassi) della mia euforia per la partenza? Diciamo che non mi sono mai abituata a stare qui e che non mi è subentrata la follia che ha contagiato alcuni dei miei compagni d'avventure: la maggior parte di quelli che stanno decidendo di rimanere in Germania, se ne pentiranno molto presto, benchè auguri loro il contrario. Io invece me ne vado, torno a paesi dove ci sono le stagioni, dove dalla primavera si passa all'estate e dall'estate all'autunno; torno a paesi dove quando ti alzi e apri le tende non sei per forza abbonato al grigio e alle sue mille sfumature.

Lo dico anche se poi non è che sappia davvero dove finirò... in ottobre sarò a Madrid e questo è già un bel passo avanti... una volta affrontati i colloqui di lavoro che dovrei avere entro le prime settimane del mese, saprò anche dove mi trasferirò in novembre. Posso anticiparvi che la cosa più probabile è che io finisca a vivere in Spagna, almeno fino al novembre 2009. E che se vi va di venirmi a trovare, ovunque io sia, sarete sempre i benvenuti!

postato da slinchogled 17:26 | commenti (2)

martedì, marzo 18, 2008

Pennellate di Germania, o meglio, del mio quartiere

Pinceladas de Alemania, o mejor dicho, de mi barrio (la versión española sigue la italiana)

Premetto che questo post è inzuppato di stereotipi e spero che nessuno leggendolo si metta a fare il puntiglioso: so che di gente in qualsiasi paese ce n'è per tutti i gusti, ma io volevo parlare di semplici impressioni che ho quando cammino per la strada e non mi sono soffermata a fare distinguo sociologici. 

Quando passeggi per le strade di una città tedesca e sei un "europeo mediterraneo" (parola con cui definisco tanto gli spagnoli e gli italiani quanto i greci e i turchi) non puoi fare a meno di accorgerti di quello che le rende differenti dalle strade del tuo paese natale. Non solo c'è una percentuale anormale di gente bionda, ma ti accorgi anche che non sei alto o, nel caso in cui tu sia basso anche a casa tua, che sei una specie di nano. Il problema è che se sei un "europeo mediterraneo" ti accorgi anche di un altro particolare: molta gente si veste davvero male, come se avesse pescato la roba dall'armadio alla rinfusa, giusto per coprirsi e basta dare un'occhiata alle vetrine dei negozi per capire come mai manchi il gusto a parecchi clienti... Eppure ci sono momenti in cui, se stai camminando con il lettore mp3 acceso, ti senti improvvisamente catapultato in un'altra dimensione e se non fosse per il cielo grigio e la temperatura triste, penseresti di trovarti in un quartiere di Napoli, di Atene, di Istanbul o di Siviglia. Questo incredibile sdoppiamento avviene quando "attraversi" un gruppo di europei mediterranei come te: sono quelli dalle sopracciglia e le ciglia più scure, dagli sguardi più profondi o più insolenti, dai gesti appassionati con i quali ravvivano le loro conversazioni. Questi elementi anomali nel paesaggio tedesco si danno pacche sulle spalle, abbracci, ridono a bocca aperta un po' sguaiatamente, mantengono conversazioni a voce un po' più alta della media, hanno uno stile personale (il che non implica che debba essere raffinato, anzi, a volte è alquanto criticabile, ma si vede che almeno se lo sono studiato).

Quando esco di casa e passeggio a volte mi accorgo che sto schedando mentalmente le persone e cerco di attribuire loro un'origine prima che una parola pronunciata nella loro lingua o in un tedesco con l'accento buffo mi permetta di trovare conferme alle mie supposizioni. Ogni mattina, per esempio, andando a lavorare incontro un 50% di "nordici", un 30% di "europei mediterranei" e un rimanente 30% di "vari". La definizione "vari" include una quantità infinita di nazionalità per definire le quali, sfortunatamente, non ho strumenti sufficienti: nella maggior parte dei casi non so approssimare l'origine specifica di arabi, africani a orientali. 

Alcuni africani del mio quartiere sono sicuramente del Ghana perchè ho notato che in Kölnerstrasse (dove vivo io) ci sono un salone da parrucchiera che si chiama "Ghana" e un negozio di prodotti dell'omonimo paese. Colgo l'occasione per ricordare a coloro che sono venuti a trovarmi il mitico negozio africano/drogheria/micromarket -e chi più ne ha più ne metta- sulla cui vetrina campeggia la scritta CITA, con annessa la spiegazione "Christ is the answer". Ancora non so di dove siano i proprietari e dubito che entrerò mai per chiederlo.

Per quanto riguarda gli orientali che hanno piccoli ristoranti qua e lá per il quartiere, so che alcuni sono vietnamiti (o almeno, so che i loro ristoranti lo sono), ma per esempio non ho idea dell'origine della famiglia Hong, che vive al terzo piano del mio edificio e gestisce un Imbiss (traducibile come "diner" in inglese) al piano terra dello stesso.

E degli arabi che dire? Ce ne sono molti e, dall'attento studio dei ristorantini e degli imbiss della zona, credo di poter affermare che parecchi sono libanesi. Proprio sotto casa mia hanno aperto una sorta di bar/caffè con narghilè, divanetti orientali beige e bordeaux, piccoli ombrelloni che fanno venire nostalgia dei posti dove devi davvero proteggerti dal sole. A pochi metri c'è anche una pasticceria con dolci tipici del maghreb e del medio oriente, ma non so proprio capire di dove siano i gestori: le scritte arabe sono indecifrabili e forse hanno pensato che ai tedeschi non interessi sapere di che paese sono, quindi sulle vetrine non c'è nulla in caratteri latini che possa illuminarmi riguardo alla loro origine. 

Voglio dedicare questo post a qualcuno che fa parte del 30% dei "vari" che incontro la mattina andando a lavorare: lo dedico alla fantasma. La vedo arrivare da lontano, cammina in modo piuttosto energico, forse è una persona che suole andare di fretta o magari è una ritardataria cronica costretta ad accelerare il passo per non peggiorare i suoi record negativi. Non so che faccia abbia ma so che è magra, minuta. Credo sia alta come me o forse un po' meno. Non so nemmeno di che colore sono i suoi occhi, nè se porta i capelli lunghi o corti, nè se la sua pelle è bianca, olivastra o rosea. So solo che a causa della sua camminata energica e della sua magrezza, l'enorme casacca nera che indossa, lunga fino ai piedi, ondeggia attorno alle sue gambe, al suo torace e alle sue braccia, come se sotto non ci fosse nessuno, come se il corpo che copre e nasconde fosse quasi etereo. E di lei so anche che guarda sempre per terra, o che lo fa quando le passo accanto, impedendomi di vedere i suoi occhi nascosti dietro gli occhiali da sole che sbucano dalla fenditura del suo niqab (Il niqab è una tipologia di velo che si porta in molti paesi di religione musulmanane copre la faccia della donna del tutto, fatta eccezione per una fessura lasciata aperta all'altezza dagli occhi). Dedico questo post alla fantasma, che mi fa un po' di curiosità e un po' di paura tutte le volte che la incrocio, sotto il cielo grigio piombo delle mattine dusseldorfensi.

postato da slinchogled 15:03 | commenti (4)

martedì, novembre 06, 2007

Di templi, giardini zen e minoranze giapponesi

De templos, jardines zen y minorías japonesas (próximamente)

Düsseldorf è molto piu grande di quel che sembra a prima vista. Probabilmente ci sono un sacco di quartieri nei quali uno non andrà mai a meno che non ci viva e suppongo che anche la vasta periferia industriale aiuti la città a raggiungere (con tutto l'interland) il millione e duecentomila abitanti. Ma l' urbe in sè, quella che è la Düsseldorf delle cartine che compri il primo giorno per orientarti, ha 670.000 abitanti. Di cui 7.000 sono giapponesi. Non sto scherzando. 1 abitante su 100 qui è giapponese. Lo dico e quasi non ci posso credere. Perchè in effetti di giorno non li vedi. Escono dall'ombra la sera, con i loro completi da ufficio, quasi tutti eleganti e professionali, alcuni con tutta la famiglia -inclusi bei bimbi giapponesini-, altri soli, altri ancora in gruppo con i colleghi. In una città dove c'è una tale quatità di giapponesi non è sorprendente trovare ad ogni angolo (o quasi) ottimi ristoranti giapponesi per tutte le tasche, che -poichè pullulano di autoctoni del Sol Levante- sembrano essere di buona qualità. Proprio dietro casa mia ce ne sono due che sono una meraviglia: uno si dedica solo al sushi, l'altro è specializzato in zuppe. E quando entri, oltre a vedere riviste giapponesi per i clienti, ti ritrovi circondato di occhi a mandorla e da cuochi che cucinano in piena sala, dietro ad un bancone che i clienti soli possono comodamente usare come tavolo per mangiare. L'arrendamento è piuttoto minimal, in legno scuro. La musica invece molto spesso è latinoamericana o jazz... immagino che ai giapponesi veri evidentemente vada di più ascoltare questi generi che la musica del loro paese natale o quella, inascoltabile in molti casi, tedesca. 

 Quello che mi ha sorpreso di più però non è stato il numero di ristoranti quanto l'esistenza di un vero e proprio angolo di Giappone a Oberkassel, quartiere piuttosto elegante ad ovest del Reno. Domenica ho quindi scoperto che, attorno al centro di cultura giapponese, si estende un meraviglioso giardino zen, con ginkgobilobe dalle foglie a ventaglietto dorato, fontanelle di bambù, piccoli stagni con ponti di pietra grigia, gong coperti da piccole pagode e... un templio buddista. Al piano terra del centro si può anche visitare una rirpoduzione di una tipica casa giaponese tradizionale... e quando si entra ci si sente come in un cartone animato, di quelli in cui i bimbi entrano in casa aprendo una porta di carta bianca e si tolgono le scarpe per poi inginocchiarsi vicino al tavolo bassissimo e mangiare a quattro palmenti con le bacchette. E se non è sufficiente questo per fare immergere il visitatore in un'atmosfera surreale, basta farlo scendere al piano sotterraneo, dove una mostra di complicatissimi origami di tutte le dimensioni lo attende per fargli dimenticare definitivamente che si trova a Oberkassel, Düsseldorf, Germania.

Versión española (casi acabada)

Düsseldorf es mucho más grande de lo que parece a primera vista. Probablemente hay muchísimos barrios a los que uno no irá nunca a  menos que no viva en uno de llos, y supongo que la vasta periferia industrial ayude la ciudad a rozar (con todo lo qu ela rodea) el millón y doscientosmil habitantes. Pero el "urbe" en sí, la Düsseldorfde los mapas que te compras el primer día que llegas para orientarte, tiene 670.00 habitantes. De ellos, casi 7000 son japoneses. No estoy bromeando. 1 habitante cada 100 aquí es japones. Y me soprendo yo también al decirlo. Salen de la sombra por las noches, con sus trajes y sus corbatas, casi todos elegantes y profesionales, algunos con toda la familia -incluidos unos monísimos niñujos con ojitos de almendra-, otros solitos, otros en grupo con sus compañeros de trabajo. En una ciudad donde hay tanto japonés, no es sorprendente encontrar en cada esquina (o casi) restaurantes japoneses para cualquier tipo de bolsillo y que, como están llenos de autóctonos del país del Sol Naciente, tienen pinta de ser de muy buena calidad. Justo detrás de mi casa hay dos, que están genial:  uno está especializado en sopas, el otro en sushi. Y al entrar, se ven en seguida las revistas japonesas para los que quieran hojear algo minetras comen... Es raro estar rodeado de hojos de almendra y cocineros que lo hacen todo a la vista, detrás de una barra en la que comen los adventores que llegan solos. Los interiores son minimalistas, en madera oscura y la música es latinoamericana o jazz... quizás a los japoneses les gusten más estos generos que los típicos de sus tierras o la música alemana, qu eprefiero no comentar. 

Lo que más me sorpendió sin embargo no fue el número de restaurantes sino la existencia de un verdadero rincón de Japón en Oberkassel, barrio bastante elegante al oeste del Rin. El domingo descubrí que, alrededor del centro de cultura japonesa, se extiende un maravilloso jardín zen, con gingkobilobas de hojas como pequeños abanicos dorados, fuentes de bambú, arrecifes con puentes de piedra gris, gong cubiertos por pequeñas pagodas y... un templio budista.

postato da slinchogled 09:41 | commenti (11)

giovedì, ottobre 18, 2007

Tra viaggi, lingue straniere ed ufficio... (versione definitiva)

Entre viajes, idiomas extranjeros y oficina... (versión definitiva)

Carissimi, scusate il ritardo nell'aggiornamento ma qui gli impegni vanno accumulandosi e stare al computer più delle 7 ore giornaliere che mi toccano in ufficio non è mia intenzione.

Innanzitutto vi diletterò con un abreve cronaca del nostro viaggio, soffermandomi in particolare sui (mitici) giorni dell'andata e del ritorno, ossia su venerdì e domenica. Ci tengo a precisare che, poichè eravamo sei i gagliardi che si apprestavano ad avventurarsi per le lande belghe, abbiamo deciso di prendere un macchina di quelle che ha due sedili in piu nella parte del portabagagli, in modo da stare tutti assieme e spendere meno. Giunti alla Sixt (compagnia di car-renting) ci hanno subito detto che avevano a disposizione una Volkswagen Turan in offerta che faceva proprio al caso nostro: 200 euro per tre giorni, soldi che, ripartiti fra sei persone, risultavano essere pochi. Supercontenti ci prendiamo sta Turan e mentre concludiamo il contratto la ragazza (tipica biondina magra con capelli lisci raccolti in un concio) ci butta lì questa frase (che avremmo poi ricordato per tutto il fine settimana): "L'auto funziona a Erdgas [NdR non so cosa sia, forse metano...], è un problema?". E noi rispondiamo prontamente "No no! basta che ci dia una cartina dove appaiano i benzinai che lo distribuiscono!". Alché con sorriso affabile l'impiegata ci avvisa che abbiamo un favoloso GPS installato in macchina e che basterà introdurre le magiche parole "Erdgas Tankstelle" perchè ci appaiano sullo schermino quelle piu vicine a noi. Ancor più soddisfatti della nostra scelta, ce ne andiamo tronfi al garage: l'auto è bella e spaziosa, il viaggio si preannuncia una passeggiata.

Vi anticipo sin d'ora che da Duesseldorf a Bruges ci vorrebbero sulle tre ore e qualcosina. Noi ci abbiamo messo 7 ore. Immagino che ne dedurrete che abbiamo avuto qualche problema tecnico, traducibile in "O il GPS non funziona o non esistono benzinai che distribuiscano Erdgas sulla nostra strada". Nonostante per un breve momento abbiamo riposto tutte le nostre speranze nel fatto che il GPS non fosse aggiornato e che per questo non ci indicasse un benzinaio di Erdgas ad una distanza minore di 100 kilometri (ossia in Germania), la cruda realtà era un'altra. E qui comincia una breve lezione sulle auto a gas. Esistono auto che vanno a LPG già da alcuni anni, ragion percui i benzinai che distribuisocno questo tipo di gas sono molti, direi quasi tutti. Ciò nonostante l'Erdgas (o -in spagnolo- gas naturale e -in italiano-, suppongo, metano) è una cosa diversa, è (a dire di tutti coloro che abbiamo interpellato nelle aree di servizio di mezzo Belgio) il carburante del futuro, ma io aggiungerei che è così futuro che non lo si trova da nessuna parte: è, insomma, fantascientifico. E se in Germania si trova da qualche parte, in Belgio non esiste proprio, o come ci ha sveltao un simpatico belga nell aperiferia industriale di Bruges "Here in Belgium you can drive all through the country and you'll never find this gas!" [Qui in Belgio puoi attraversare il paese in macchina e non troverai mai questo tipo di gas]. Potete immaginare il trauma da noi subito, l'indignazione provata dopo che, scoperta l'esistenza di due tipi di gas e del fatto che noi avevamo bisogno di quello che non si trovava da nessuna parte, abbiamo scoperto che il nostro deposito della benzina (per le emergenze) poteva contenere al massimo 12 litri. Abbiamo scagliato maledizioni di ogni genere contro la biondina sciapa del Sixt, le abbiamo augurato le peggio cose per due giorni interi ed abbiamo viaggiato alla velocità massima e costante di 100 km/h fermandoci una volta all'ora per fare benzina. Una festa insomma. E quello stesso giorno, ossia il venerdì, giunti con 3 ore di ritardo a Zeebrugge, frazione di Bruges dove avevamo fatto una prenotazione in un hotel superconveniente, ci siamo anche resi conto che Zeebrugge era il posto più brutto che avevamo visto in tutto il giorno. Un polo industriale attaccato a un porto  in cui vengono scaricati centinaia di containers di tutte le merci possibili ed immaginabili. Il nostro piccolo hotel si scorgeva in lontananza e con difficoltà, dietro spettrali rimorchi di camion di qualsiasi nazionalità, sito nel mezzo di una sorta di spiazzo al lato del quale troneggiavano due benzinai enormi atti all'accesso dei tir. Acciocchè nessuno si preoccupi, ci tengo a precisare che non ci è successo nulla, il posto era sicuro, noi arrivavamo in macchina diretti davanti alla porta dell'hotel (che non era manco male se calcolate che una stanza per tre costava 35 euro)  e ce ne andavamo la mattina presto per raggiungere le nostre mete vacanziere. Però ci tenevo a dirvi dove siamo finiti per farvi comprendere con che spirito abbaimo iniziato la nostra avventura belga.

Ora che dirvi del Belgio? Innanzitutto la gente è molto più simpatica ed accogleinte di quel che pensavo. in secondo luogo si mangia molto meglio di quel che avrei mai immaginato (e non mi riferisco solo alla cioccolata e alle patate fritte - vi giuro DELIZIOSE!- per cui il Belgio è famoso). In terzo luogo Bruges è a dir poco stupenda, quindi chi non l'ha mai visitata ci faccia un pensierino!

Dopo tanta emozione positiva, mi tocca introdurre un piccolo avvertimento: la gente è adorabile, ma i poliziotti no. Sabato sera abbiamo infatti assistito ad uno dei pestaggi più rapidi e violenti che io abbia mai visto e vi assicuro che ci sono propri rimasta male. Due ragazzi, palesemente strafatti di qualcosa di accelerante e in cerca di rogne, sono stati buttati fuori da un locale. Gli omaccioni che li avevano più o meno gentilmente messi alla porta non li hanno toccati con un dito (si sono limitati a prenderli di peso e "appoggiarli fuori"), hanno poi chiamato con i loro walkie talkie la polizia, che è arrivata in -vi giuro!- 3 minuti e si è messa a parlare con i due fattoni. Io in principio ero allibita dalla grande organizzazione e umanità belga, già dicevo ai miei compagni di viaggio "sì, se fossimo stati in Italia i buttafuori li avrebbero sfracassati di botte e i poliziotti manco sarebbero arrivati". Ciò nonostante nel giro di poco mi sono dovuta ricredere: entrambi i ragazzi, quasi di punto in bianco, sono stati atterrati con mosse che a me hanno ricordato il Wrestling americano, con la differenza che -spiaccicando loro la faccia per terra-, gli agenti li hanno feriti e quando li hanno ammanettati e tirati su di peso, i due cercarogne avevano mezzo viso sfatto e sui sanpietrini era rimasta un bella chiazza di sangue. Non so cosa abbiano detto o tentato di fare i due per suscitare tali ire da parte dei poliziotti, ma non mi faccio una ragione dell'uso gratuito di tanta violenza...

Il viaggio di ritorno domenicale, iniziato con una visita ad Anversa (molto carina davvero!), ci ha fatto odiare la nostra macchina ancor di più che quello d'andata. Perchè arrivati in Germania, quando mancava un'oretta alle 21, ora di consegna del mezzo, fermatici all'ennesima area di servizio, ci è successa un cosetta simpatica. Stavamo seduti in macchina, Roberto era sceso a fare benzina. Ad un certo punto qualcuno dice "Mmm, che puzza di benzina!" e qualcun altro ridendo risponde "Adesso mi sballo con l'odore". Nel frattempo notiamo una macchina della polizia che passa e ci guarda, il pakistano dell'area di servizio che, dalla finestra accanto al bancone ci fissa e uno di noi fa "siete dei paranoici, vi pare che tutti debbano stare lì a guardare noi?!". Senonchè Roberto si affaccia al finestrino da fuori e con espressione di flasa tranquillità ci dice "potreste uscire un attimo dalla macchina?". Il panico si diffonde: io cerco di saltare fuori dalla macchina senza essermi tolta la cintura di sicurezza; colui che stava seduto dietro di me nella zona bagagliaio quasi mi monta sulla schiena a mo`di koala; gli altri raggiungono il bar dell'area di servizio in 30 millesimi di secondo. Sotto la nostra macchina si vede estendersi una pozzanghera di benzina di almeno 4 litri.

Spostiamo subito la macchina (a mano) e ci guardiamo tutti in faccia, esausti, stressati, senza la minima idea di cosa dovessimo fare. A quel punto subentra nelle nostre vite un eroe: il pakistano. Quest’uomo, scuro di carnagione, tappo, con inconfondibile baffo pakistano e accento strambo nel suo tedesco piuttosto rodato, ci ha salvati. Non solo perchè non ci ha abbandonati alla nostra sorte, ma anche perchè ha fatto di tutto perchè le cose andassero nella migliore delle maniere. Ha chiamato la Sixt spiegando che, per ragioni ignote, la macchina sembrava essersi guastata; dopodichè ha telefonato al meccanico per le emergenze su autostrada, che era un tedescone amico suo, e ci ha rincuorato, spiegandoci che grazie al suo amico avremmo potuto evitare di pagare multe etc. a causa del guasto o del ritardo nella restituzione dell’auto.

Il mecánico è arrivato dopo più di mezz’ora, ma è stato adorabile, ci ha detto che non saremmo esplosi nell’auto e ci ha spiegato un paio di dettagli dei quali non eravamo assolutamente a conoscenza:

1.    In Germania quando affitti una macchina dovresti sempre dire se pensi di andare all’estero, perchè l’agenzia ti deve dare un foglietto speciale acciocchè tu sia coperto dall’assicurazione anche in caso di incidente all’estero. 

2.      Grazie a Dio la polizia che ci era passata accanto non si era accorta della copiosa quantità di benzina che perdevamo, giacchè in Germania la multa per inquinamento ambientale è di 300 euro!

Il simpatico meccanico, dopo averci detto “Zitti come pesci riguardo al fatto che siete usciti dal confine tedesco. Voi per la Sixt non siete mai stati in Belgio, chiaro?”, ci ha salutati assicurandoci che, se avessimo –FINALMENTE- riempito il serbatoio di Erdgas non saremmo saltati in aria. Mentre percorrevamo gli ultimi 9 kilometri della nostra avventura abbiamo saggiamente cancellato ogni traccia del viaggio dalla memoria del GPS ed introdotto le magiche parole “Benzinaio Erdgas”.

Il primo benzinaio che abbiamo incontrato sulla nostra strada era chiuso e l’unica macchina per pagamento con carte di credito non accettava le nostre (macchina razzista, accettava solo le carte di banche tedesche e nessuno di noi si era portato la sua...). Il successivo benzinaio papabile si trovava in città... senonchè mentre ci avvicinavamo alla meta il GPS è impazzito.

Dopo avere fatto tre volte il giro dello stesso isolati, con gli occhi fuori dalle orbite e stanchi morti, 5 minuti prima delle 23, ora in cui la Sixt chiudeva, abbiamo chiamato ed abbiamo scongiurato che ci dessero un indirizzo di un benzinaio che avesse il fottuto Erdgas.

È così che finisce la mia storia: con un gruppo di sfigati che riempiono di Erdgas il serbatoio di una macchina che odiano, mentre temono che esploda e che le future generazioni di borsisti parlino di loro come di una leggenda metropolitana “Gli unici borsisti ICEX che, nel tentativo di fare una gita in Belgio, sono morti slatando in aria”.

Inutile dirvi che quando abbiamo lasciato la macchina nel parcheggioci è parso di lasciarci alle spalle una maledizione. E l’Erdgas sarà anche il carburante del futuro, ma io non riaffittero una macchina così per i prossimi 30 anni.

Versión española

Queridísim@s:

 

Perdonad el retraso en la puesta al día de la sección española, pero aquí las cosas que tengo que hacer van acumulándose y estar delante del ordenador más que 7 horas diarias (que ya me tocan en la oficina) no es mi intención.

 

En primer lugar os alegraré el día con una crónica de nuestro viaje, hablándoos con más detalle de los (míticos) días de la ida y de la vuelta, o sea del viernes y del domingo. Es importante especificar que, como éramos seis los majetes que se preparaban a aventuras por las llanuras belgas, decidimos alquilar un coche de loso que tienes dos asientos más en la zona maletero, de forma que pudiésemos estar todos juntos y gastarnos menos. En cuanto llegamos a Sixt (compañía de alquiler de coches), nos dijeron que tenían una volkswagen turan descontadísimo que justo parecía ser lo ideal para nosotros: 200 euros para tres días, dinero que, repartido entre seis, nos pareció ser muy poquito. Superfelices nos llevamos la turan y mientras concluíamos el contrato con la chica (típica rubita delgada con pelo lacio recogido en un moño) nos suelta ahí esta frase (que en los días sucesivo habríamos recordado a menudo): “El coche funciona con Erdgas [no se que sería en español, quizás gas natural], es un problema?”. Y nosotros contestamos en seguida “No, no, qué va!Con que no déis un mapa donde aparezcan las gasolineras de Erdgas nos vale”. Os podéis imaginar lo feliz que estábamos cuando ella nos dijo sibilina “Podréis encontrar toda la información en vuestro GPS. ” Teníamos GPS. Nos sentíamos los futuros reyes de la carretera. Y con uintroducir las mágicas palabras “Tankstelle erdgas” habríamos encontrado la fuente de nergía para nuestro lindo cochecito. Encantados con nuestra elección, nos dirigimos al garaje: el coche era guapo y grande, el viaje se preanunciaba un paseito.

 

Os digo desde el principio que de Düsseldorf a Bruges un coche normal conducido por gente normal tarda tres horas y algo. Nosotros tardamos 7 horas. Imagino que ya habréis intuido que tuvimos algún problemilla de naturaleza técnica, traducible en “O el GPS no funciona o no existen gasolinera de Erdgas a lo largo de nuestro recorrido”. Hubo un momento en el que esperamos que el GPS no estuviese puesto al día y que por eso no resultaran gasolineras útiles a menos de 100 km de distancia. Pero la realidad era otra y mucho más amarga. Y aquí empieza una entretenida clase sobre coches que funcionan con gas. Desde hace unos años, existen coches que van a LPG, gas que podréis encontrar en casi todas las gasolineras. Sin embrago el Erdgas (gas natural) es otra cosa, es (como nos dijeron todos los que encontramos en las áreas de servicio de media bélgica) el carburante del futuro, pero yo añadiría que es tan futuro que no se encuentra en ningún lugar: es, en fin, ciencia ficción. Y si en Alemania se encuentra en algún lugar, en Bélgica simplemente non existe, o como nos reveló un simpático camionero en un la periferia industrial de Brujas “You can drive all through the country and you Hill never find this gas!”. Podéis imaginaros el trauma que subimos, la indignación que probamos después que, entendido que existían dos tipos de gas, no enteramos de que necesitábamos el gas imposible y que además en nuestro microtanque para la gasolina “normal” (en caso de emergencias) sólo cabían 12 litros. Le maldecimos a la rubita del Sict en varios idiomas, y seguimos nuestro viaje a la velocidad constante de 100 Km/h, parándonos cada hora para echar gasolina. Toda una fiesta vamos. Y aquel mismo día, o sea el viernes juntos tres horas tarde a Zeebrugge, fracción de Brujas donde habíamos reservado un hotel baratísimo, nos enteramos que Zeebrugge era el lugar más feo que hubiésemos visto en todo el día. Un polo industrial al lado de un puerto hub en el que se carga y descarga todo tipo de mercancías recogidas en containers de cualquier tamaño. Nuestro pequeño hotel se vislumbraba a lo lejos y con dificultad, escondido entre espectrales remolques de camiones, rodeado de gasolineras inmensas, pensadas para los truck-drivers de medio mundo. El hotel estaba bien por lo barato que era, pero bueno, eso os lo conté para que entendieseis con que espíritu empezamos el viaje aquel bendito viernes.

 

Ahora que deciros de Bélgica? Primero: la gente es extremadamente amable, un encanto de verdad. Segundo: se come genial, mucho mejor de lo que pensaba (y no hablo sólo de patatas fritas y chocolate, especialidades famosas en todo el mundo). Tercero: Brujas es una perla, preciosa, con lo cual quién todavía no la visitó debería pensárselo!

 

Después de tanta emoción positiva, tengo que introducir un a pequeña advertencia: la gente es muy amable pero los policías no. El sábado por la noche vimos como le pegaban una paliza alucinante a dos chicos, la peor paliza a la que yo haya asistido en mi vida.  Y os aseguro que me quedé sin palabras. Si los tíos cúbicos que sacaron de un local a los dos chicos (superacelerados por algún tipo de droga) no les hicieron ni un rasguño, los policías les aterrizaron de repente, con golpes que recordaban en wrestling, y al llevárselos dejaron un charco de sangre. Las caras de los chicos no os las comento, porque os aseguro que todo tenían menos que buena pinta... Y imaginaos que en principio, al ver lo rápido que llegaba los policías al mínimo disturbio, ya me había puesto solidaria con ellos y crítica con las fuerzas del orden (casi siempre ausentes) italianas.

 

El viaje de vuelta dominguero, empezado con una visita a Amberes (muy mona!), nos hizo odiar todavía más nuestro coche. Porque llegados a Alemania, cuando faltaba una horita a la consigna del coche, al paparnos a la octava o novena gasolinera, nos pasó algo bastante chungo. Estábamos sentados en el coche, Roberto se había bajado a echar gasolina y un coche de la policía acababa de superarnos mirándonos con curiosidad.  Lo cierto es que también el pakistaní que trabajaba en la gasolinera estaba mirándonos a través de las cortinas, y cuando alguien se lo comentó a los demás la respuesta general fue algo en plan: “No te vuelvas paranoico, porque todos deberían estar pendientes de nosotros?”. Sin embargo -cuando  un fuerte olor a gasolina empezó a llenar el coche y no se quién se puso a reír diciendo “Menudo viaje virtual me voy a pegar con este olor”-, Roberto ya estaba asomándose a la ventanilla y con cara de falsa tranquilidad nos dijo “Señores, podrían salir un momento del coche?”. Y el pánico se difundió: yo intenté salir del coche sin quitarme el cinturón, el pobre hombre que estaba sentado en los sillones de maletero se me subió a la espalda como un koala, los demás llegaron a 100 metros de la pompa en 2 segundos netos.

Por debajo de nuestro coche había un charco de gasolina que iba claramente alargándose.

Movimos el coche en seguida (empujandolo a mano) y nos miramos todos a la cara, exhaustos, estresados, sin la menor idea de que debíamos hacer. Entonces apareció en nuestras vidas un heroe: el pakistaní. Este hombre, de encarnado oscuro, enano, con inconfundible bigote pakistaní y acento raro en su rodado alemán, nos salvó. No sólo porque no nos abandonó a nuestro destino, sino también porque hizo todo lo que estaban en su poder para que las cosas nos fueron lo mejor posible. Llamó a Sixt, explicandoles que, por razones desconocidad, el coche parecía haberse estropeado; luego llamó al técnico para las mergencias en autopista, que era un alemanón amigo suyo, y nos ha tranquilizado diciendonos que, gracias a su amigo, podríamos evitar pagar multas debidas al retraso en la devolución del coche o al fallo que podía haber occurido en ello.

El mecánico llegó después de una media hora, pero se portó de forma adorable, nos dijo ue no habríamos explotado y nos explicó un par de detalles de los que no estabamos exactamente al tanto:

1. En Alemania cuando alquilas un coche deberías siempre decir si piensas irte al extranjero, porque la agencia tiene que darte una hojita especial de modo que el seguro te cubra en caso de accidente fuera de Alemania.

2. Gracias a Dios la policia que había pasado a nuestro lado no se había enterado de la gran cantidad de gasolina que perdíamos: en Alemania la multa por contaminación medioambiental aquí es de 300 euros!

El simpático mecánico, después de decirnos "Callaos y cerrad el pico a la hora de hablar de vuestro viaje: vosotros nunca estuvisteis fuera de l afronetra alemana, entendido?", nos saludó asegurandonos que, si hubieemos -POR FIN- llenado el tanque de Erdgas no habríamos saltado por los aires. Mientras recorríamos los últimos 9 kilometros de nuestra avebtura borramos sabiamente todo rastro de nuestro viaje de la memoria del GPS y introducimos las mágicas palabras "Gasolinera Erdgas".

La primera gasolinera que encontramos estaba cerrada y la única manera de pago posible era la que se efectúa en unas maquinitas con la (aquí dicha) EC Karte, o sea la tarjeta de un cualquier banco alemán. Por supuesto la puta maquinita no aceptaba ninguna de nuestras crats de crédito (racista!). La sucesiva gasolinera útil se encontraba ya en Düsseldorf centro... sin embargo al acercarnos a la ciudad, el GPS se volvió loco.

Después de haber dado tres veces la vuelta de la misma manzana, con los ojos desorbitados y muertos de cansancio, 5 minutos antes de que tocaran las 23 -hora en la cual cierra Sixt-, llamamos y les rogamos que nos dieran la dirección de una gasolinera que tuviese el jodido Erdgas.

Y es así que se acaba nuestra historia: con un grupo de tontolones que llenan de Erdgas el tanque de un coche qe odian, mientras tienen miedo a que explote y que las futuras generaciones de becarios hablen de ellos como de una leyenda urbana "Los únicos becarios ICEX que, en el intento de hacer una excursión en Belgica, murieron saltando por los aires".

Es inutil deciros que, cuando dejamos el coche en el parking, nos pareció quitarnos de encima una maldición. Y el Erdgas será el carburante del futuro, pero yo no tengo pensado alquilar otro coche así a lo largo de los próximos 30 años.

 

postato da slinchogled 14:50 | commenti (7)

mercoledì, ottobre 10, 2007

Tanti piccoli progetti per fuggire dal grigiume

Muchos pequeños proyectos para escaparme de la griséz (lo sé,  no se puede decir, pero yo me lo invento!) [le versión española sigue a la italiana]

Carissimi e carissime:

Ci sono varie nuove di cui vorrei informarvi.... anche se alla fine, dopo avere passato una buona mezz'ora a leggere i report dei miei ex (sniff!) compagni di classe sparsi per il mondo in paesi ESOTICISSIMI, qualsiasi cosa io vi racconti mi sembra rasentare la banalità. In ogni caso, e stavolta cercherò di non perdere il filo!- oggi mi iscrivo a un corso di portoghese e in palestra, alè! 

A fare le ginniche ci dovremmo andare in gruppo, io e le altre borsiste, anche se già temo il lento abbandono dei buoni propositi da parte delle mie compagne d'avventure... e alla fine ti ritrovi sempre ad andarci da sola in plaestra, ma vabbè, meglio di nulla... Per quanto riguarda il corso di portoghese invece, io e Brenda (borsista di origini argentine) abbiamo telefonato alla associazione che lo organizza e ci hanno detto che se accediamo al corso di primo livello muoriamo di noia (in spagnolo si dice "annoiarsi come delle ostriche"!), per cui oggi ci fanno provare quello di secondo: sono già emozionata!

Se qualcuno si sta domandando che fine ha fatto la mia (malata) passione per il turco, beh, non illudetevi, non l'ho abbandonata! Mi iscriverò anche a turco, solo che ancora non so se mi lasciano perchè i corsi sono già iniziati i primi di settembre... :-(

Ultima novità dalla grigia Germania: venerdì me ne vado nel grigio (tanto per cambiare) Belgio, in gita di tre giorni (venerdì è festivo qui) con alcuni compagni d'ufficio. Anversa, Bruges e Bruxelles dovrebbero essere le città il cui suolo toccheremo con i nostri germanici piedini. Ovviamente al mio ritorno vi raccontero per bene com'è andata!

Y la versión española para mis querid@s:

Queridos y queridas:

Hay varias novedades de las que me gustaría informaros.. aunque al final, después de haberme tirado media hora o más leyendo los reports de mis ex (sniff!) compañeros de clase espargidos por el mundo en países EXOTICÍSIMOS, cualquier cosa os cuente  me parecerá resultar aburrida. De todas formas, -e intentaré no perder el hilo otra vez- hoy me apunto a clases de portugués y al gimnasio!

A hacer la deportivas deberíamos irnos en grupo, unas becarias y yo, pero ya me temo que, después del pirmer entusiasmo, la pereza se apodere de mis compañeras y me toque una vez más, como siempre me pasa, irme al gimnasio solita... pero bueno, mejor que nada...Por lo que se refiere al curso de portugués, brenda (becaria de origen argentino) y yo hemos llamado la asociación que lo organiza y nos dijeron que no vamos a empezar desde el nivel 1 porque nos aburririamos como una ostras, con lo cual hoy vamos a intentar acceder al curso de segundo nivel: ya estoy emocionada!

Si alguien está preguntandose donde haya acabado mi (enfermiza) pasión por el turco, pues, no os iludáis, no la abandoné! Me apuntaré a turco, lo único es que como los cursos ya empezaron desde hace más de un mes, no sé si me dejan matricularme ahora.. :-(

Última novedad desde la grís Alemania: el viernes me voy a la grís (para variar..) Bélgica, en excursión de tres días (viernes aquí es festivo) con algunos compañeros de la oficina. Amberes, Brujas y Bruselas deberían ser las ciudades cuyo suelo pisarán nuestros pequeños pies germanicos. Por supuesto a la vuelta os contaré como nos ha ido!

postato da slinchogled 16:00 | commenti (5)

giovedì, ottobre 04, 2007

Da Düsseldorf con amore

Desde Düsseldorf con amor (la versión española sigue a la italiana)

Miei amati, dopo mille anni di silenzio, dovuto a scazzo, poco o troppo da raccontare, incapacità di raccontarlo, eccomi qui. E come avrete dedotto dal titolo vi sto scrivendo dalla Germania, dove -INCREDIBILE!!- un raggio di sole sta illuminando l'edificio che si staglia di fronte alla mia finestra. Il mio posto in questo ufficio (del quale non vi ho detto nulla finora) è quello di borsista del Dipartimento di Moda e la mia scrivania (bella grande e già piena di dossier) è vicina a quella di Carolina, borsista di Habitat (arredamento, piastrelle etc.) molto ma molto simpatica. La città in sè e per sè non è nè bella nè brutta. Credo che col tempo scoprirò quali sono gli angoli nascosti che più mi piacciono e già da ora posso dirvi che uno dei posti che mi hanno emozionata è il lungo fiume. Il Reno è grande e di un colore azzurro grigio un po' triste che, effettivamente, si sposa con il grigio del cielo tedesco. Eppure passeggiare lungo le rive passando davanti ai numerosissimi caffè che ci sono non è deprimente, anzi. Magari non ti mette l'allegria in corpo, ma ti fa venire voglia di respirare a pieni polmoni e ascoltare il rumore dell'acqua. Chi è nato in una città di mare sa di che tipo di sensazione sto parlando, no?

Ho trascorso il fine settimana immersa nei preparativi: il mio piccolo appartamento era un po' spoglio e così ho dedicato il sabato alla "missione ikea". Io e altre compagne d'ufficio e d'avventure siamo partite all'ora di pranzo con un trenino che ci ha portate a 100 metri dall'entrata... e grazie a Dio stavamo a 100 metri dalla stazione, perchè il ritorno è stato tragicomico: fra cestini della spazzatura nuovi e stendini, chili di candeline e lenzuola, tende della doccia (con bastone incuso!), cuscini e arnesi da cucina, siamo tornate a Duesseldorf in uno stato pietoso. La serata di sabato è stata piuttosto tranquilla perchè il giro (interminabile) da ikea mi aveva un po' strematao e soprattutto perchè sapevo che domenica me ne sarei andata in gita con Marcela e Jochi (una coppia di amici che vive a mezz'oretta da Duesseldorf). Meta dell'escursione: le rive del Reno, affiancate da paesini carini (e piuttosto fighetti) a nord di Duesseldorf. Il sole ci ha riscaldati per tutta la domenica e la lunga passeggiata mi ha fatta ritornare a casa con una gradevole sensazione di stanchezza "sana". Per premiarmi mi sono quindi regalata una cena con i borsisti  compagni di sventure: a cinque minuti da casa mia c'è un ristorante giapponese MERAVIGLIOSO, che prepara delle zuppe enormi e deliziose. C'è talmente tanta gente che vuole mangiarci che bisogna stare in fila indipendentemente dall'ora in cui si arrivi. Ciò nonstante devo ammettere che l'attesa è quasi sempre breve e che alla fine il lauto (e molto conveniente in termini economici!) pasto premia la pazienza.

Che altro posso dirvi per concludere questa breve cronaca? La mia capa non c'è: reduce da una settimana fuori Duesseldorf per seguire non so bene che evento, ora si è ammalata ma probabilmente domani si farà viva.  Mi dicono di lei che è una stackanovista indefessa, che esige puntualità e che insegna un sacco di cose ai borsisti a lei assegnati, perchè le piace dare loro incarichi interessanti e, nei limiti del possibile, di certa responsabilità. Le mie compagne di lavoro mi hanno anche detto "Beh, con Montxe (NdR la mia capa) diciamo che... devi correre ecco... così le sembra che lavori di più... Quando  c'è lei in giro la gente corre per il corridoio!". Alcune borsiste un po'  "malvagie", che sono arrivate qui in gennaio e se ne andranno a fine dicembre, mi hanno detto "Montxe?! Beh, hai presente "Il diavolo veste Prada". Ecco, non proprio così ma a volte ci si avvicina". Non so davvero cosa aspettarmi, ma vi terrò informati. 

Para mis amigos españoles...

Mis queridos,

después de que muchos se quejaran porque mi blog sólo está escrito en italiano, decidí intentar la gran empresa: escribirlo en dos idiomas a la vez, traduciendo (más o menos) lo que solía publicar en italiano, para que todos puedan entender y reirse (o llorar) conmigo.

Por dónde empezar? Pues, os escribo desde la Oficina Económica y Comercial española en Duesseldorf, donde -INCREIBLE!!- un rayo de sol está iluminando mi escritorio. Aquí soy la becaria asignada al  Departamento de Moda y a mis espaldas se sienta Carolina, una chica muy pero muy maja que trabaja para el Departamento de Habitat.

La ciudad en sí no es ni bonita ni fea, supongo que, con el pasar del tiempo, descubriré cuales son los rincones que más me gustan. Ya os puedo decir que uno de los lugares que más me emocionó es la orilla del rio. El Rin es muy grande, de un color azul grís algo triste que se casa perfectamente con las tonalidades otoñales del cielo alemán. Sin embargo, pasear a lo largo de las orillas, mirando a los tantos cafés que las ocupan es todo menos que deprimido. Igual no podría definrila una actividad divertida, pero puedo deciros que me da ganas de respirar hondo y pararme a escuchar el sonido de las olas. Quién nació en una ciudad de mar sabe a que me refiero, verdad?

Pasé el fin de semana inmersa en los preparativos: mi pequeño piso tenía un adecoración un poco espartana y por eso dediqué el sabado a la "misión ikea". Unas compañeras de trabajo (y aventuras) y yo nos fuimos a la hora de la comida con un trenecito que nos llevó a 100 metros de la entrada... y tuvimos que darle las gracias a Dios, por que fué exactamente la cercanía entre el medio de transporte y el edificio a salvarnos cuando tuvimos que volver cargadas como burros. Entre tenderetes y nuevos cubos de basura, sábanas y cortinas de ducha (incluido el bastón!), almohadas y todo lo que se pueda necesitar en una cocina, nos arrastramos literalmente hasta el andén y montamos un espectáculo a la hora de entrar en el tren sin matarles a los pasajeros a golpes de bastón de la ducha y cojines. Como podréis entender, por la noche no hicimos nada loco, por que estabamos medio reventadas y yo, además, sabía que el domingo me esperaba una bonita excursión con mis amigos Marcela y Jochen. Destino: el campo en la zona norte de Duesseldorf, a lo largo de las orillas del río, en pequeños pueblos monísimos (y algo pijos también). El sol calentó nuestros hombros durante toda la tarde y el largo paseo me hizo volver a casa medio reventada pero una agradable sensación de cansancio "sano". Para premiarme, acabé el día cenando con los compañeros de beca en un restaurante japonés GENIAL, que está a cinco minutos de mi casa y sirve unas sopas enormes y riquísimas. La cantidad d egente inetersada en comer allí es tanta, que hay que ponerse en la cola independientemente de la hora en la que se llegue.  Sin embargo, tengo que admitir que la espera es casi siempre breve, y una vez acabado el rico (y barato) plato se agradece haber tenido algo de paciencia al principio.  

Qué más deciros para concluir mi breve crónica? Mi jefa todavía no está: después d euna semana pasada en el extranjero resolviendo no sé muy bién que asuntos, se quedó enferma y hará lo que pueda para volver mañana. De ella me dijeron que es una trabajadora imparable, estresada y hiperactiva, que exije puntualidad, pero enseña muchísimo a sus becarios, por que le asigna, en los límites de lo posible, encargos de cierta responsabilidad.  Mis compañeras de departamento me dijeron también "Pues, con Montxe (la jefa) digamos que... tienes que correr, eso es... así le va a parecer que trabajas más... Cuando ella está por aquí la gente corre por el pasillo!". Una becaria que llegó en enero y se irá en diciembre me dijo "Has visto "El diablo viste de Prada"? Bién, no es exactamente así pero a veces se le acerca...". En fín, no se que esperarme, pero os mantendré informados!

postato da slinchogled 16:11 | commenti (9)

domenica, luglio 01, 2007

Se un giorno passeggiate per le vie di Madrid ed avete fame, ma non avete abbastanza soldi per mangiare fuori o semplicemente siete persone a cui piace tanto quel sapore di "fatto in casa", ho la soluzione per voi! Avvicinatevi come puoi alla zona del tempio di Debod, fermata di metro "principe pio". Nel primo supermercato che incontrate comprate delle lenticchie. Dopodichè dirigetevi alla Calle Estanislao Figueira n 7, piso 1A. Suontea il campanello e a chiunque vi risponda dite che siete amici di Samu e che dovete "fare delle cose". Non preoccupatevi, vi apriranno. Una volta entrati, intrattenetevi in una breve conversazione con le amabili ragazze che vi accoglierano un po' interdette all'entrata e poi entrate con non chalance in cucina e cominciate a cucinarvi le lenticchie come se nulla fosse. Passata un'ora, quando finalmente le vostre lenticchie saranno pronte, mangiatele, lasciate i piatti nel lavello (se non avete fretta sarebbe meglio che li lavaste) e uscite dalla stessa porta da cui siete entrati. Questo è quello che sta accadendo ora in casa di Cate, dalla quale sono ospite per un po' di giorni, giacchè ho appena abbandonato l'appartamento di Calle Colombia. Un ragazzo è arrivato perchè doveva fare "delle cose" ed ora è seduto in cucina che si mangia delle lenticchie.
Il fatto si commenta da sè. Buon appetito!

postato da slinchogled 20:28 | commenti (9)

lunedì, giugno 04, 2007

Siamo agli sgoccioli, mancano tre settimane o poco più alla fine del master e mi costa crederci. Questa settimana ho le ultime lezioni in  inglese di Habilidades Directivas (uno dei corsi più utili ed interessanti che abbia seguito dall'inizio del master...) e le pallosissime conferenze ICEX. La prossima settimana ho i "miei" corsi opzionali: "Commercial English Correspondance" e "La gran distribución en el mundo". E poi.. e poi basta. E poi ci sarà solo la presentazione del progetto di fronte alla commissione. E quando dico "solo" in realtà mi sento già angosciata, perchè dobbiamo prepararci molto bene: a seconda di come ci va quel quarto d'ora ci giochiamo 20 punti sui 100 totali del master...

Per il resto tutto ok, sono contenta: ho passato tutti gli esami del secondo bimestre e mi trovo piuttosto in alto nel ranking, quindi non posso proprio lamentarmi.  Ora cerco di organizzarmi le vacanze, ho un mesetto da passare in Spagna: voglio girare un po'  per il nord (Galicia, Asturias, País Vasco) e se ho fortuna me ne vado anche una settimanella da Teresa (una mia compagnia di classe) alle Canarie!

postato da slinchogled 16:40 | commenti (3)

venerdì, maggio 25, 2007

Dal computer num. 12, aula 102, primo piano, edificio del CECO, Ribera del Loira 54, 280XX Madrid, Spagna.

Mi sto facendo due palle così. "Gestión de relaciones con clientes y servicios de información": se non avete capito a cosa sia non  preoccupatevi, nemmeno io lo so. La tipa che ci sta parlando si sta annoiando da sola poveretta.... oggi abbiamo 7 (sì sì, non mi sono sbagliata, SETTE) ore di lezione con lei..

Postare dall`aula computer mi piace di più che farlo dal mio laptop, perchè così posso mettere gli accenti senza grandi sforzi (nota: non è che sono handicappata, semplicemente ho la tastiera inglese sul portatile). Ci è appena arrivato il file contenente il programma dell aprossima settimana: non so se ammazzarmi o ridere. Opto per la seocnda, oggi c´ho l' ottimismo nel sangue.

Lunedì inizieremo il corso di "Habilidades Directivas", corso grazie al quale, suppongo, dovremmo imparare ad essere migliori dirigenti d`azienda (e sul "migliori" avrei anche qualcosa da ridire, perchè non è che io mi veda molto come dirigente,  ma vabbè)... È un corso che avremo sei ore al giorno, da lunedì a venerdì prossimi... mortale, però si basa tutto su simulazioni ed è in inglese, quindi credo che mi piacerà!

La povera donna, una nana con occhi da talpa e bavetta agli angoli della bocca, richiede disperatamente un po' d' attenzione. me ne vò (ehiii, ci tengo a sottolineare che ho postato due volte in una settimana!!) 

postato da slinchogled 16:48 | commenti (5)

lunedì, maggio 21, 2007

Sono seduta ad uno dei tavoli del SS (seminterrato, detto in spagnolo subsotano, anche se chiamarlo SS -sigla del bottone dell'ascensore- si adatta di piu' allo spirito del master). Dopo avere detto che mi sarei fatta sentire spesso, mi sono dovuta rimangiare la promessa... la vita CECO (centro di studi economici e commerciali) regola tutto quello che faccio, dall'orario a cui vado a dormire e mi sveglio, a qello in cui mangio, alla gente che frequento, ai pensieri che faccio nel mio tempo libero. E direi che a momenti e' un incubo, ma ogni volta che mi prende il magone penso all'opportunita' che sto vivendo, al treno che sono riuscita a prendere al volo e a quello che mi aspetta, che sara', senza dubbio, migliore.
Negli ultimi mesi ho seguiito corsi che, nella mia vita precedente, non avrei mai potuto includere nel mio curriculum, cose che prima non sarei nemmeno stata capace di definire con chiarezza . E non lo dico per esagerare: io mi siedo in classe e ogni due mesi incomincio materie delle quali so solo il titolo e non riesco ad immaginare il contenuto. E vi garantisco che e' emozionante, ma anche difficile e frustrante, a seconda di come mi sveglio la mattina...
Stiamo facendo -intensivamente- temi dei quali conoscevo l'esistenza, ma con i quali non mi era mi capitato di dover entrare in contatto. Cosi' nasce una nuova Georgia, la Georgia post Ceco, che ha studiato un po' di contabilita', un po' di diritto per poter scegliere il tipo di contrato piu' adatto a qualsiasi operazione di commercio estero, un po' di finanza, un po' di marketing, un po' di logistica (e vi garantisco che non sapevo cosa fosse, ma e' molto interessante!) e di tante altre cose. C'e' da dire che studiare un po' di tutto in 6 mesi in realta' non ti fa sentire piu' saggia: io mi sento piu' scema e piu' ignorante di prima, perche' mi pare di non sapere bene niente e di avere quello che qui chiamano un "cacao mental", perche' ho immagazzinato troppe informazioni in troppo poco tempo. Ma cerco di credere davvero nel fatto che, quando mi spediranno in un ufficio commerciale sperduto non so bene dove, saro' in grado di assestare le mie conoscenze con l'uso e la pratica. E di capire seil cammino intrapreso e' quello buono.
Ho tempo fino alla fine del mese per scegliere quali sono le destinazioni che preferisco... esprimere una preferenza in ogni caso non garantisce che quelli della commissione l'ascoltino: c'e' gente che chiedendo Seul e' stata mandata a Santiago de Chile, quindi sono preparata a tutto. Ma credo che a parte sulla Turchia, concentrero' le mie preferenze sull'America Latina e, forse, sulla Giordania (Amman per essere precisi). Dopotutto non ho niente da perdere, no? Avevo scelto anche Johannesburg, finche' non sono stata informata che e' stata dichiarata una delle citta' piu' pericolose del mondo e quella in cui avviene il numero piu' alto di violenze sessuali. Inutile specificare che queste notizie mi hanno fatto cambiare idea.
Parlo del viaggio che mi attende a settembre, ma ci tengo a precisare che non ho  alcuna certezza riguardo al fatto che rientrero' fra i primi 240 del master... chi resta fuori dalle liste, o ha fortuna e viene ripescato, o se ne rimane a bocca asciutta, senza borsa di studio per lavorare all'estero. Ma immagino che in queste situazioni tocca essere ottimisti fino alla fine e aspettare con calma. I risultati verranno pubblicati dopo il 15 di luglio... Rimarro' in Spagna fino alla fine del mese per girare la penisola iberica con i miei compagni di classe (sembra di essere tornati alla scuola superiore!) e festeggiare con loro l'inizio delle nostre nuove vite... Pensare di poter essere spedito in qualsiasi continente per due anni e' eccitante e fa paura allo stesso tempo...
Ho superato due sessioni di esami (della seconda ancora non c'hanno dato i risultati e le previsioni sono catastrofiche un po' per tutti), due scritti o orali di lingua straniera (ma uno era di italiano, hehe), 12 materie. Mi mancano i corsi dell'ultimo bimestre e, parte realmente ardua ed importante del master, la presentazione del progetto di internazionalizzazione di un'impresa... E poi avro' finito anche questa fase della mia vita all'estero. E mi auguro che saro' pronta ad incominciarne una nuova.
 I mesi e gli anni mi volano: se mi guardo alle spalle e cerco di pensare a quello che ho fatto negli ultimi 5 anni mi sembra di essere una trottola impazzita un po' senza una meta. Eppure non so bene che cos'altro avrei potuto essere se non questo, perche' senza le idee chiare sul da farsi come avrei potuto fermarmi da qualche parte ed essere felice? Non mi pento di nessuna delle scelte fatte, continuo la ricerca e spero che questa sia lo volta buona.

postato da slinchogled 15:00 | commenti (3)

mercoledì, gennaio 10, 2007

Ragazzi, questo master è talmente pieno di sorprese che non so nemmeno se riesco a mettere tutto in un unico post...
Dunque, tutto è iniziato lunedì: alle 12:30 dovevamo essere alla sede del CECO (centro de estudios economicos y comerciales) per la presentazione del master. Eravamo 280 persone, tutti seduti in comode poltroncine di una sala piuttosto chic a ferro di cavallo, in un edificio tutto specchiato di tre o quattro piani nella zona fiere di Madrid. Gente varissima devo dire, cosa che mi ha subito fatto piacere notare. C'erano ragazzi in giacca e cravatta, ragazze con calze a righe orizzontali colorate e scarpette della camper, fighette appena uscite dal parrucchiere e ex-skaters che si sono un po' messi a posto ma neanche troppo. Un gruppone molto eterogeneo insomma. La presentazione del master -piuttosto formale come prevedibile- è stata seguita da un rinfresco pieno di cose ottime da mangiare e di bevande d'ogni tipo, dal vino al succo di pomodoro, passandoper la birra e la limonata. Senonchè lagiornata noneraassolutamente finita lì: quelli del turno di pomeriggio avevano lezione dalle 16:30 alle 21:30, cioè a ritmo regolare, come in qualsiasi altro giorno delle prossime settimane dei prossimi mesi chevivrò qui a Madrid.
Lunedì quindi ho cominciato con Fondamenti di Economia, Metodi di ricerca informatica e Fondamenti di Finanza e Contabilità. A fine febbraio avrò i primi esami. Ho già ricevuto i primi compiti e i primi libri (regalati dal centro, fantastico), da giovedì dovrei iniziare il corso di turco, yuppieeeeeee!
Ma sottolinerei anche che ho l'obbligo di frequentare il 95% per cento delle lezioni, se salto un giorno mi tolgono 20 euro dalla borsa di studio, se ne salto tre in un mese perdo tutti i soldi del mese in questione, se arrivo 5 minuti in ritardo non mi è permesso entrare in classe... e alla fine di questa settimana ci verranno anche assegnati dei posti specifici in aula, con i nostri nomi su dei cartellini. I posti saranno scelti dalla dirigenza in base a una sorta di ordine scientifico, per cui gente che ha studiato precedentemente economia e commercio dovrà essere intervallata da quelli che si sono laureati in qualcosa di diverso. E apparentemente c'è un codice di vestiario da rispettare, tipo azienda insomma, quindi sabato dovrò vedere che cos'hanno da offrirmi i saldi madrileni.
Credo che sui miei compagni di corso vi aggiornerò in un prossimo post.  È inutile sottolineare che non siamo tutti e 280 in classe assieme: io ho una classe di circa 30 persone (quella di lingua invece ne include una 15ina),  nella quale gli stranieri sono due... io e un veneto dinome max che si è laureato a Trieste e masterato a Bologna, non è allucinante!? Prometto aggiornamenti frequenti, bacini a tutti.

postato da slinchogled 12:07 | commenti (6)

giovedì, dicembre 21, 2006

Allucinante: dopo i miei soliti mesi di silenzio, torno a postare! E i miei fans (!??) penseranno  "Inaspettatamente, a ridosso delle vacanze di Natale, la nostra eroina si fa strada tra le pagine del web che naviga quotidianamente, per informarci sulla sua sorte, unglaublich!". Ebbene sì, a volte ritornano, così ho deciso di rifarmi viva. Ma c'è una ragione che mi ha spinta a scrivere ed è certo definibile una ragione non da poco: dopo tre scritti ed un orale -una selezione iniziata nel luglio 2006- sono stata accettata nel programma dell'ICEX (Instituto de Comercio Exterior Espanol). La conseguneza più immediata? Mi trasferisco a Madrid fra due settimane! Ed inizio lì un master di formazione su gestione internazionale di impresa... Il che -come chi mi conosce sa perfettamente- non c'entra una mazza con quello che ho studiato finora... Sono quindi angosciata e felice, emozionata e preoccupata allo stesso tempo...

postato da slinchogled 14:55 | commenti (4)

giovedì, ottobre 19, 2006

New job new life? Ragazzi, lavoro! Anzi, mettiamo i puntini sulle i: sono in prova ed eventualmente contrattata da novembre in poi. Lasciate che mi vanti e mi dia un tono mentre vi dico che sono la segretaria di FEST, la prima fiera internazionale del libro scientifico (che non si sa perche' qualcuno ha ben pensato di organizzare in quel buco irraggiungibile di Trieste)! Ora lasciate che mi smonti da sola: in realta' faccio la fac totum, i miei boss sono piu' confusi di me su come procedere, i miei sottoposti ne sanno piu' di me sull'intera iniziativa. Diciamo che pero' tutto sommato non posso lamentarmi, sia perche' il lavoro e' molto piu' stimolante di altri che una sfigata neolaureata e neo masterata potrebbe trovare sia perche'  i colleghi sembrano essere simpatici e disponibili.

Ogni mattina salgo sull'autobus numero 36, che qui e' femmina, perche' a Trieste gli autobus si chiamano corriere, quindi lasciatemi dire che ogni mattina in effetti io prendo LA 36. Puntualmente in ritardo. Io, non lei. Quel malefico mezzo di trasporto mi e' indispensabile per raggiungere l'ufficio (non che ne abbia uno in realta'... il mio futuro loculo lo stanno ridipingendo e io me ne sto su un tavolo della biblioteca...) ma passa solo ogni 20 minuti. Immaginatevi quanto mi roderebbe uscire per prenderlo, perderlo e dovere aspettare come una scema per un terzo d'ora (che espediente arguto per non ripetermi eh?). Insomma, ogni volta che vado o torno dall'ufficio mi ritrovo a correre come una pazza, grazie a dio le dieci ore settimanali di palestra (non sto scherzando) garantiscono alle mie gambe le forze necessarie per affrontare questi scatti piu' o meno fulminei. Vediamo se reggero' per tutto il mese o se imparero' ad uscire un po' in anticipo invece che arrivare, come al solito, all'ultimo minuto.

Per andare al lavoro costeggio il mare. Stare in un posto lontano dal centro mi scoccia un po', perche' per qualsiasi cosa devi sempre tenere in considerazione che c'e' un gap di almeno mezz'ora fra quando finisci di lavorare e quando puoi effettivamente essere in centro a fare qualcos'altro. Ma vedere il mare e' proprio bello. E poi chi vive ed ha vissuto in citta' grandi e' piu' che abituato alla"perdita" di tempo per raggiungere i diversi punti della citta', quindi io posso adeguarmici, nonostante ritenga che questo tipo di problema temporale non dovrebbe verificarsi nella becera provincia.

Que mas? Attendiamo i risultati dell'ultimo esame dato per il programma spagnolo con la camera di commercio, del quale - come ovvio - non ho minimamente fatto parola quando mi hanno offerto questo lavoro qui al Centro di Fisica. Se mi prendono in Spagna mollo tutto e me ve vado... e senno' sto qua fino a maggio, concludo la fiera e con i soldi risparmiati me ne vado due mesi ad Istanbul. Geniale no? Per ora e' tutto, passo e chiudo. 

postato da slinchogled 12:00 | commenti (7)

giovedì, settembre 28, 2006

Da alcuni anni a questa parte il porto di Trieste e la zona di mare circostante si sono arricchiti di dei nuovi inquilini: delle meduse di dimensioni gigantesche, molto belle a dire il vero, con un diametro che varia dai 30/40 cm ai 60 o forse più. Il colore è sempre lo stesso: un bianchiccio trasparente con bordature lilla che potrebbero ricordare la frappa di un vestito. Credo che la prima volta che le ho viste fosse il Natale di 2 o 3 anni fa... si muovono lente, avvicinandosi al pelo dell'acqua e poi tornando ad immergersi per allontanarsi un po' dal molo. E' da allora che mi chiedo cosa ci fanno qui e perchè vengono in gruppi così numerosi.
L'altro giorno sono andata a vedere la barca del papà di una mia amica delle superiori e ce n'erano alcune lì, nel porticciolo dove la suddetta barca era attraccata. Allora ho pensato di chiedere a questo babbo marinaio per passione se sapesse il perchè di questo fenomeno che trovo affascinante e strano. Sapete qual'è stata la risposta? "Vengono qui a morire". E non stava scherzando. Mi è venuto un po' di magone pensando a questi esseri così belli che vengono a Trieste a morire. E se devo essere sincera ho istintivamente detto "beh, cos'altro devi venire a farci qui?". Dallo sguardo di risposta che ne ho ricevuto non credo di essere risultata molto simpatica.

postato da slinchogled 11:27 | commenti (3)

martedì, settembre 19, 2006

Dopo mesi e mesi di silenzio sono tornata. Ora che ci penso, ultimamente non faccio altro che "tornare", in generale. Sono tornata qui e sono tornata a casa. Anzi, dire "casa" in sè per sè non chiarisce moto cosa io intenda, percui sarebbe meglio dire che sono tornata a Trieste, nella casa dove vive mia madre e dove ho trascorso tutta la mia adolescenza. Essere tornata in questo edificio, in questo appartamento, in questa stanza non mi dispiace. Condividere la mia quotidianetà con la mia mamma neppure. Stare a Trieste un pochino sì. Non solo perchè non mi ci sono mai trovata proprio a mio agio, non solo perchè sono sette anni che non ci vivo e quindi io sono diversa, la città è diversa (ed un po' da me dimenticata), i miei amici non ci vivono più, ma anche perchè non ho un ruolo preciso qui. A quest'osservazione qualcuno potrebbe controbattere: "Beh, è così per chiunque ritorni, l'unica cosa che devi fare è rimboccarti le maniche e metterti a cercare qualcosa da fare lì, per iniziare tutto da capo". Ma le cose non sono così semplici. Io infatti qui non ci voglio cominciare nulla o per lo meno nulla di stabile. Perchèp se in un posto no vuoi rimanerci, la stabilità vera la devi rifuggire, devi rendere quel luogo il tuo imbo, nell'attesa di tornare in vita e solo allora realmente ricominciare. Questo è quello che sto facendo, aspetto. Ed intanto cerco di impiegare il mio tempo come meglio posso: cerco lavoretti temporanei, vado in palestra, facci opiccoli progetti di creatività che normalmente non riesco mai ad impiegare dato che ho troppo da afre e qualcosa devo pur trascurarlo... Non  fraintendete le mie parole, non sono depressa, nè veramente scazzata. Forse la parola migliore è pensierosa. Perchè se questo periodo di pausa coincidesse con il sapere che poi, in un dato momento, anzi inun momento ben preciso, avrò qualcosa da fare, qualcosa che so dove e come fare, beh, allora non mi lamenterei affatto. E benchè tutti mi dicano che è ovvio che in qualche momento avrò qualcosa da fare da qualche parte, aspettare di dare definizione a tutti gli elementi del periodo appena scritto mi mette in uno stato di relativa ansia. Quello che per ora ho veramente fra le mani sono due possibilità. O finisco a Madrid per sei mesi e poi da qualche altra parte del mondo per due anni a lavorare per  la camera di commercio spagnola oppure provo a farmi accettare a Salonicco a fare la lettrice di italiano. In realtà la prima opzione è quella che bramo da una decina di giorni a questa parte, cioè da quando ho avuto l'impressione di avere superato il secondo esame delle selezione, il che mi permetterebbe di accedere automaticamente alle terza ed ultima prova. Lo vorrei non solo perchè per tre anni non dovrei più preoccuparmi di cercarmi un impiego, non dovrei più dire a tutti "Ora on qui, far sei mesi ti faccio sapere perchè no lo so nemmeno io", ma anche perchè me ne potrei anadre inTurchia a lavorare per due anni nell'ambito del programma, coronando così  il sogno di imparare la lingua turca e di vivere un po' nel paese di cui ho letto fi troppo negli ultimi 3 anni. Staremo a vedere se questo 2006 mi porterà qualche novità positiva...

postato da slinchogled 11:02 | commenti (4)

lunedì, giugno 19, 2006

Questo sí che è lavorare duro! Vi scrivo dall´ ufficio, oggi giornata di mezza nullafacenza, il tempo fuori è umidiccio appiccicoso, sicuramente pioverà. Gli animi ne risentono abbastanza. Non ho nessuna voglia di andare a lezione stasera ma non ho opzioni reali, devo parlare con il prof. del mio esame orale. Eh già, fra tre settimane circa dovrò dare una specie di esamone orale sulle materie scelte in questo secondo semestre e mi devo preoccupare di concordare la bibliografia... il mio tempismo rimane sempre eccezionale, no? Quella vacca di seba (mio fratello)  è partito per barcellona oggi (o é in procinto di partire) per andare a trovare lo stevenino; un altro mio amico se ne va a granada per una settimana a trovare la donna, e poi "passa" da Londra -al ritorno- per vedere la sorella... anche io voglio avere il tempo di fare cose come queste mannaggia! Non che mi voglia lamentare, perchè a dirla tutta all´inizio di luglio sarò più girovaga di una carovana zingara, ma mi scoccia dovermi ammazzare per concludere tutto fra venerdì e domenica! Il primo ho un matrimonio nel sud della Francia (E Fanelie si sposaaaaa!), l´8 ho un esame a Bilbao (ennesimo tentativo di essere accettata in qualche programma il prossimo anno, vedremo come andrà...). E non è che dal sud della Francia io possa andarmene direttamente a Bilbao, no! Devo tornare a Goettingen domenica 2/7 e ripartire venerdì 7/7... go Georgia! IN ogni caso, sono contenta, im va di viaggiare un po´ e per una volta non me ne dovrò andare da sola: a Bilbao con me verrà anche una mia amica basca che mi ha spinta a fare domanda per questo programma... almeno partiremo insieme e ci sosterremom l´ una con l´ latra duramte l´esame...

Devo seriamente tornare al lavoro. Non prometto null ama proverò a postare piu`spesso... (le ultime parole famose).

postato da slinchogled 11:23 | commenti (7)

lunedì, maggio 29, 2006

Zanzanzanzan! Eccomi qui, dall´ufficio del mio master Euroculture, seduta davanti a un computer e pronta ad iniziare il mio primo giorno di stage! Ebbene si, per sei ore alla settimana, divise fra lunedi e mercoledi, lavorero´ in questo ufficio con la  coordinatrice del mio master... speriamo bene... ok, scappo perche´ devo seriamente capire cosa dovrei fare! bacini

postato da slinchogled 09:23 | commenti (8)

giovedì, aprile 27, 2006

Il campus e' pieno di alberi in fiore, ma il vento si e' alzato da un paio di giorni e petali rosa stanno ricoprendo qualsiasi superficie... Non fa caldo, ma i colori che stanno ripopolando  il paesaggio tedesco mi fanno sentire la bella stagione un po'piu'vicina e l'allegria un po'meno lontana. Sono circondata da belle persone, ragazze veramente speciali con le quali e' un piacere ridere, scherzare, parlare, condividere pensieri e confrontarmi. Insomma, come al solito direi che sono stata fortunata, o forse posso vantarmi di avere una calamita per le persone speciali. Voglio bene ai miei amici, li ringrazio per esserci sempre stati e per il fatto che so che sempre ci saranno. Ci sono momenti nei quali la distanza si fa sentire e penso che forse sto sbagliando, forse dovrei fermarmi, sedermi in una piazza di uno qualsiasi dei posti in cui sono gia' stata e decidere: dove voglio vivere, cosa voglio fare dell amia vita? Non so, a volte tutto mi sembra molto complicato e sono stufa di adeguarmi, di ripensarmi, di farmi conoscere e riconoscere da nuovi volti, che parlano nuove lingue. Non vorrei che mi fraintendeste, non mi sto lamentando della fortuna che ho ad aver potuto viaggiare cosi' tanto, ma devo ammettere che ci sono giorni nei quali mi chiedo perche' sono fatta cosi , perche' non riesco semplicemente a decidere che e' arivato il momento di darmi un indirizzo che sia valido per piu' di nove mesi. Sto aspettando che mi arrivino risposte, da gente, da istituzioni, dal cielo, perche' continuo a non volere prendere un decisione: mi convinco che chiunque si fara' sentire per primo avra' la mia anima e la mia manodopera. Di qui a 5 mesi potrei finire in latinoamerica, in Turchia, in un qualsiasi altro posto nel globo e non lo so. Appena mi si chiariscono le idee informo anche voi.

postato da slinchogled 20:21 | commenti (4)

domenica, marzo 12, 2006

News dall' innevata Germania. Avete proprio capito bene, innevata, e no poco. Siamo a meta di marzo e qui ieri ha nevicato per TUTTO il giorno, con unte di magnifici -10 gradi. Oggi fa meno "freschino", solo -6, praticamente primavera eh? A parte il mio disappunto per il meteo, qui va tutto bene, domani inizio il corso di tedescoe ieri ho avuto il primo incontro con parte dell agente del mio master e sembrano essere simpatici. Le differenze piu' profonde a parer mio si sentono con una ragazze lettone e con una moldava, ma aspettero' a farmi un'idea, magari e; solo una questione id primi approcci diversi. Con le olandesi invece mi trovo bene, sono simpatiche e interessanti. Poi ho consociuto meglio una francese di Strasburgo che mi sembra una persona carina e una messicana che mi stava gia' simpa dall'International Program a San Sebastian. Staremo a vedere.
Ah, notiziona! Pare che io abbia trovato appartamento (pare perche' e' da ieri che cerco di chiamare il ragazzo che me lo deve subaffittare e lui non risponde: magari e' morto... ok sono macabra scusate): e' un monolocale con cucinino a parte (piccino piccio', ma cosi' non mi devo cucinare in camera) e bagno con vasca (yuppieeee). La stanza e' luminosa e ben arredata. Un po' minimal forse ma se mi serve qualcosa magari lo compro di seconda mano. Probabilmente sto tipo mi lascia anche una tv enorme, staremo a vedere.. io incorcio le dita. Del resto lui deve tornare a stare nell'appartamento in agosto, a che pro portarsi la tv da qualche parte? Non credo si trasferisca in svizzera per uno stage portandosi una tv gigante. A parte cio', ho un letto grande e abbastanza spazio per accogliere anche qualcuno che si accontenti di stare per terra con il sacco a pelo: insomma, venite a trovarmi?!
Da domani vi aggiornero' sulle conoscenze fatte nella lezione di tedesco.. il mondo erasmus a volte mi entusiasmi e a volte mi rompe proprio le balle, vediamo un po' con chi capito...

postato da slinchogled 12:11 | commenti (3)